La casa
che t’ha sfamato ti raccontava forse, la notte, la storia dei cavalli della
miniera. I cavalli della miniera nascono e vivono nelle profondità; tra i
muri della galleria si trova la loro casa, la loro tavola. Là si sfamano
d’enormi tranci d’oscurità, di torba. Si sfamano a tentoni alla luce di
lampade. E come prigionieri tirano alla cieca i vagoncini. Trascinano
sempre e ancora, per quanto dura la vita di un cavallo. Trascinano luce in
superficie.
Ma loro, in superficie, nella luce, non possono
vivere, nemmeno quando invecchiano e dalla miniera sono liberi. Perché
vengono al mondo bendati. L’oscurità incollata alla fronte.
Ed è così
che vivono un poco ancora, docili. Brezze e aromi li fanno fremere nell’
hangar rovinato, nel cortile della miniera.
Gli occhi bendati, fino a
quando scendono di nuovo nelle profondità.
La loro casa è per sempre
l’oscurità.
Sulla circonvallazione
Soltanto le ragazze
di quartiere escono sullo stradone, te l’ho già detto, sputando sui
muri lunghe monete di sperma. Non compatirle più, per pietà, per
disgusto, nella tua mansarda. Non puoi guardare nella loro anima, perché
hanno nascosto la chiave tra le chiappe.
Le ragazze di quartiere, si
lanciano dalle nuvole, con la cinghia in mano. Il loro sorriso non si
apre. Sarebbe come un imene ricucito dalla generosità degli
stupratori.
Le ragazze di quartiere sono vive, te l’ho già detto.
Proprio come la terra.
Attraverso i giardini si spezza
l’autunno
Attraverso i giardini si spezza l’autunno. (Sotto,
letargico e cigolante di vecchie arterie, scricchiola l’asfalto.
Sibila. L’autunno gli ha piantato i suoi coltelli nei
polmoni).
Come viaggiatori abulici, le lame dell’autunno, - le vedi
raschiare strada facendo la criniera della foresta intagliare la tua
camera ai polsi dei muri là dove s’annodano le nevrosi che si scontrano,
si rompono, tartagliano. Con le loro unghie affilate, battono a lungo alla
tua finestra. S’alzano in volo dal ventricolo sinistro portando con loro
la pentrite il fracasso e i volti sviluppati nella camera oscura del tuo
cuore, fra i quali più non ti ritrovi, come nella scintilla del
ritardo, dell’accetta.
Ti chiudi con doppio giro di chiave.
Taci. Attraverso i giardini si spezza l’autunno. E scricchiola.
Poeti
sconosciuti passeranno molto tempo nella Senna. Li si ripescherà sul tardi
con raffi d’acciaio.
La camicia di
Kevlar
Infili con lentezza la camicia dei muri, come altri fanno
con la camicia della morte.
Sì. Tu infili ogni giorno la camicia stretta
dei muri, i mastini volteggianti delle persiane.
Oh, i muri, i muri -
gli amici, i nemici, il dolce ritardo, le tasche bucate, le loro esili
caviglie di giumenta, le piante di lamponi, la pompa che li irriga con
forza dal fondo del tuo cuore come un filone di merda, gl’impeti che un
tempo invischiavano i loro capelli, le piante dei piedi con cui lasciavano le
loro pesanti tracce, le piccole mani d’omuncoli con le quali ti stringono
al petto e cospargono di sapone, dolcemente, il nodo della tua
corda, sempre gli stessi, sempre vicini, come se tu dormissi già da
qualche parte, sotto terra; fan suonare i campanelli dell’illusione; il
loro ticchettio - tremolante - come quello della canna di un
revolver picchiata contro i denti.
Ti risvegli il mattino e infili la
camicia dei muri. Vai a letto la sera e infili la dolce camicia dei
muri.
Non chiamarmi a casa
tua, in mansarda, ruotando - come uno scervellato ruotando! - i pomelli
del gas, per disfarti una volte per tutte degli urli dei vecchi lupi del
forno, dei loro peli già mutati, che ti crescono incessanti sulle
braccia, la notte, come foruncoli, mentre tu spegni le sigarette nel
profondo della tua carne.
Non chiamarmi a casa tua, in
mansarda, rompendo - come uno scervellato rompendo! - tra le barre del
letto, nella porta, sotto l’anfibio, tibia e perone - li sento
scricchiolare nel mio cellulare - come se rompessi il vecchio fucile da
caccia di tuo padre, troppo impiastrato perché tu possa di nuovo
caricarlo, dopo che lui si fece saltare le cervella e, preso da spasmo,
ruppe la tua porta a calci.
Non chiamarmi a casa tua, in
mansarda, perché verrò! E mi caverò il cuore dal petto, lo inciderò coi
denti e lo cospargerò di sale estratto con una piccozza dalle mie
ghiandole lacrimali e lo butterò come si butta una mola, perché spacchi
la tua tibia e il tuo perone, - in piccoli pezzi! - perché ammassi nel
profondo del forno il tuo respiro d’ammoniaca e perché rompa per
sempre la tua testa di bestia selvaggia!
Traduzione di Matteo Cavana
Linda Maria Baros è nata il 6 agosto 1981 a Bucarest. È laureata
in lettere a Sorbona - Parigi IV, dove è attualmente dottoranda nell’ultimo anno
ed è anche dottoranda presso l’Università di Bucarest.
Ha pubblicato 5
volumi di versi : Amurgu-i departe, smulge-i rubanul ! (Il tramonto è
lontano, sfilali il nastro) 2001, in romeno, Poemul cu cap de mistret (Il
poema con la testa di cinghiale) 2003, in romeno, Le Livre de signes et
d’ombres (Il
libro dei segni e delle scale) Cheyne éditeur, 2004 - Premio per la vocazione
poetica, Francia (pubblicato in romeno con il titolo di Dictionarul de semne si
trepte Editura Junimea 2005), La maison en lames de rasoir (La casa in lame di rasoio)
Cheyne éditeur 2006, 2008 - Premio Apollinaire, Francia (pubblicato in
romeno come Casa din lame de ras, Editura Cartea Romaneasca 2006), ed
L’Autoroute A4
et autres poèmes (L'autostrada A4 ed altre poesie), Cheyne éditeur, France
2009.
Ha pubblicato anche due testi teatrali e due volumi di studi
letterari in francese.
Ha tradotto dal romeno al francese e viceversa più
di 20 libri, tra quali autori come Henri Michaux, Boris Vian, Guy Goffette,
Alfonse Daudete, Nichita Stanescu etc. Nel marzo 2008 crea la biblioteca
virtuale ZOOM, che raccoglie una parte delle sue traduzioni (122 autori).
Inizia e coordina il Festival Primavara Poetilor/ Les
Printemps des Poètes (La Primavera dei Poeti) in Romania, è segretaria
aggiunta dell’Associazione dei Traduttori di Letteratura Romena con sede a
Parigi, ed è la direttrice della rivesta letteraria VERSUs/m. Linda Maria
Baros è stata l’ambasciatrice culturale della Romania nell’ambito della Stagione
Culturale Europea iniziata sotto la Presidenza francese della Comunità Europea
(2008).
Segretaria generale aggiunta dell'Associazione la Nuova
Pleiade (Parigi) dal 2009.