P    O    E    S    I    A
copyright © Linda Maria Baros, Mateo Cavana.
May not be reproduced without permission.
Photo Jan H. Mysjkin.


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Linda Maria Baros



I cavalli della miniera


La casa che t’ha sfamato ti raccontava forse,
la notte, la storia dei cavalli della miniera.
I cavalli della miniera nascono e vivono nelle profondità;
tra i muri della galleria si trova la loro casa,
la loro tavola.
Là si sfamano d’enormi tranci d’oscurità,
di torba.
Si sfamano a tentoni alla luce di lampade.
E come prigionieri tirano alla cieca i vagoncini.
Trascinano sempre e ancora,
per quanto dura la vita di un cavallo.
Trascinano luce in superficie.

Ma loro, in superficie, nella luce, non possono vivere,
nemmeno quando invecchiano e dalla miniera sono liberi.
Perché vengono al mondo bendati.
L’oscurità incollata alla fronte.

Ed è così che vivono un poco ancora, docili.
Brezze e aromi li fanno fremere
nell’ hangar rovinato, nel cortile della miniera.

Gli occhi bendati,
fino a quando scendono di nuovo nelle profondità.

La loro casa è per sempre l’oscurità.



Sulla circonvallazione

Soltanto le ragazze di quartiere
escono sullo stradone,
te l’ho già detto,
sputando sui muri
lunghe monete di sperma.
Non compatirle più, per pietà,
per disgusto, nella tua mansarda.
Non puoi guardare nella loro anima,
perché hanno nascosto la chiave tra le chiappe.

Le ragazze di quartiere,
si lanciano dalle nuvole, con la cinghia in mano.
Il loro sorriso non si apre.
Sarebbe come un imene ricucito
dalla generosità degli stupratori.

Le ragazze di quartiere sono vive,
te l’ho già detto. Proprio come la terra.




Attraverso i giardini si spezza l’autunno

Attraverso i giardini si spezza l’autunno.
(Sotto, letargico
e cigolante di vecchie arterie,
scricchiola l’asfalto. Sibila.
L’autunno gli ha piantato i suoi coltelli
nei polmoni).

Come viaggiatori abulici,
le lame dell’autunno,
- le vedi raschiare strada facendo
la criniera della foresta
intagliare la tua camera ai polsi dei muri
là dove s’annodano le nevrosi
che si scontrano, si rompono, tartagliano.
Con le loro unghie affilate,
battono a lungo alla tua finestra.
S’alzano in volo dal ventricolo sinistro
portando con loro la pentrite il fracasso e i volti
sviluppati nella camera oscura del tuo cuore,
fra i quali più non ti ritrovi,
come nella scintilla del ritardo,
dell’accetta.

Ti chiudi con doppio giro di chiave. Taci.
Attraverso i giardini si spezza l’autunno. E scricchiola.

Poeti sconosciuti passeranno molto tempo nella Senna.
Li si ripescherà sul tardi con raffi d’acciaio.




La camicia di Kevlar

Infili con lentezza la camicia dei muri,
come altri fanno con la camicia della morte.

Sì. Tu infili ogni giorno la camicia stretta dei muri,
i mastini volteggianti delle persiane.

Oh, i muri, i muri - gli amici, i nemici,
il dolce ritardo, le tasche bucate,
le loro esili caviglie di giumenta, le piante di lamponi,
la pompa che li irriga con forza
dal fondo del tuo cuore
come un filone di merda,
gl’impeti che un tempo invischiavano i loro capelli,
le piante dei piedi con cui lasciavano le loro pesanti tracce,
le piccole mani d’omuncoli
con le quali ti stringono al petto
e cospargono di sapone, dolcemente, il nodo della tua corda,
sempre gli stessi, sempre vicini,
come se tu dormissi già
da qualche parte, sotto terra;
fan suonare i campanelli dell’illusione;
il loro ticchettio - tremolante -
come quello della canna di un revolver
picchiata contro i denti.

Ti risvegli il mattino e infili la camicia dei muri.
Vai a letto la sera e infili la dolce camicia dei muri.
accueil
D’amore e di cianuro!

Non chiamarmi a casa tua, in mansarda,
ruotando - come uno scervellato ruotando! -
i pomelli del gas,
per disfarti una volte per tutte
degli urli dei vecchi lupi del forno,
dei loro peli già mutati,
che ti crescono incessanti sulle braccia,
la notte, come foruncoli, mentre tu spegni
le sigarette nel profondo della tua carne.

Non chiamarmi a casa tua, in mansarda,
rompendo - come uno scervellato rompendo! -
tra le barre del letto,
nella porta, sotto l’anfibio,
tibia e perone
- li sento scricchiolare nel mio cellulare -
come se rompessi
il vecchio fucile da caccia di tuo padre,
troppo impiastrato perché tu possa di nuovo caricarlo,
dopo che lui si fece saltare le cervella
e, preso da spasmo, ruppe la tua porta
a calci.

Non chiamarmi a casa tua, in mansarda,
perché verrò!
E mi caverò il cuore dal petto,
lo inciderò coi denti
e lo cospargerò di sale
estratto con una piccozza
dalle mie ghiandole lacrimali
e lo butterò
come si butta una mola,
perché spacchi la tua tibia e il tuo perone,
- in piccoli pezzi! -
perché ammassi nel profondo del forno
il tuo respiro d’ammoniaca
e perché rompa per sempre
la tua testa di bestia selvaggia!
Traduzione di
Matteo Cavana
Auteur francophone d’origine roumaine, Linda Maria Baros, née en 1981, vit depuis de nombreuses années à Paris. Elle a publié cinq recueils de poèmes, dont trois en France aux éditions Cheyne -
Le Livre de signes et d'ombres (Prix de la Vocation 2004) et
La Maison en lames de rasoir (Prix Apollinaire 2007), 
L’Autoroute A4 et autres poèmes, du théâtre et deux ouvrages de critique littéraire.

Elle a également traduit une vingtaine de livres en français ou en roumain. En 2008, elle a créé la bibliothèque virtuelle ZOOM (122 auteurs) qui réunit une partie de ses traductions.

En Roumanie, Linda Maria Baros est l’initiatrice et la coorganisatrice du Festival Le Printemps des Poètes (en 55 villes) et la directrice de la revue littéraire bucarestoise VERSUs/m.

A Paris, elles est  la secrétaire adjointe de l’Association des Traducteurs de Littérature Roumaine (Paris) et la secrétaire générale adjointe de la Nouvelle Pléiade.